Nu passu avanti e deci arriati

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Squadra e tecnico subiscono l’andazzo della società mentre i tifosi restano prigionieri del loro amore.

Volevo cambiare titolo, dopo averlo scritto ieri nel mio solito commento post partita su Facebook, visto che tanti lo hanno replicato, ma penso che questo sia quello che racconta meglio la situazione del Cosenza. Una situazione grottesca più che deficitaria che non può essere ricondotta alla sola partita di ieri, ma che affonda le radici in anni di gestione approssimativa.

Nell’anno della promozione dalla serie C ed in quello successivo, grazie alla esperienza di Piero Braglia ed all’intuito di Stefano Trinchera, tanti problemi sono stati camuffati, la piazza era in visibilio per la serie B riconquistata e poi mantenuta con soddisfazioni, basta ricordare la vittoria all’ultima giornata di campionato in quel di Salerno. Poi Braglia e Trinchera hanno chiesto al presidente Guarascio di compiere il passo in più e lì la corda si è spezzata, decisione supportata da parte di alcuni media che, anche molto esplicitamente, non hanno perso occasione per screditare i due artefici dell’ultima promozione in serie B. Oggi i due continuano a raccogliere risultati più che lusinghieri altrove mentre qui ci sorbiamo tonnellate di mediocrità ed ipocrisia.

Una società incapace di miglioramenti, con una squadra che ondeggia negli anni dal terz’ultimo posto al quint’ultimo e viceversa, direttori sportivi e allenatori che si adeguano alla meno peggio e che portano e allenano calciatori adeguati ad un budget divenuto con gli anni irrisorio per la serie B.

Questo, in estrema sintesi, il contesto da cui bisogna partire per inquadrare i risultati, anche quest’anno pessimi, di una squadra che rappresenta l’ultimo tassello di questo incubo. Dopo il miracolo post covid, ottenuto da fior di giocatori come Riviere, Asencio, Casasola, Baez, Sciaudone, Bruccini sono arrivati tanti sconosciuti: Petre, Sacko, Vera, Boultam, Pandolfi, Kristoffersen, tanto per citarne alcuni che non potevano che portare i risultati ottenuti, ossia la miseria di 35 punti con una retrocessione sul campo tramutata in riammissione al campionato e una salvezza conquistata ai play out.

Dopo questi mirabolanti risultati si è pensato bene di porsi l’obiettivo di migliorare di un “tantinello” la classifica finale e di conseguenza dar mandato al direttore Gemmi di portare in riva al Crati tanti giovani provenienti dalle primavere, dalla serie D e C, qualche calciatore da rivalutare e qualche altro sul finire della carriera. Tutte cose che, chi mi rende l’onore di leggere i miei articoli e di seguire il mio profilo facebook, ha visto scritto sin da agosto.

Oggi in alcuni sbraitano e si lamentano in tv della classifica quando questa estate biasimavano e dileggiavano chi osava mettere in discussione il mercato del Cosenza Calcio. Il solito festival dell’ipocrisia che va avanti da 40 anni e più. In questo contesto di pressappochismo e superficialità, in questo ambiente lacerato da invidie di bassa lega e povertà di contenuti, credo sia difficile operare per chiunque, così per Braglia, Occhiuzzi, Zaffaroni, Bisoli, Dionigi e oggi Viali, per Trinchera, Goretti e oggi Gemmi.

I tifosi sono sempre più amareggiati, disillusi e disamorati, rassegnati. Alcune volte basta una vittoria per ritornare a sperare: una impresa come quella di Occhiuzzi tre stagioni fa o quella di Bisoli della passata stagione, così dalle contestazioni feroci, dalle raccolte di firme si passa alle targhe onorifiche.

Fatto sta che poi tutto viene azzerato con naturale predisposizione e diabolica perseveranza, fino a resettare ogni briciolo di entusiasmo che ogni tifoso cerca affannosamente di rimettere in piedi, trasferta dopo trasferta, pareggio dopo pareggio, in attesa di quella vittoria che possa cambiare il destino di questa squadra.

La grande fortuna, che il presidente Guarascio non si rende conto di avere, non è tanto quella di riuscire a mantenere di riffa o di prosio la categoria, ma quella di avere alle spalle un popolo innamorato del proprio club, di quello che rappresenta e che ha rappresentato per i loro genitori e per i loro nonni, per i tanti emigranti.

E l’innamorato si sa, è disposto a rincorrere la sua amata per tutta la vita!

In questo avvicendarsi di amore e odio, di delusioni, illusioni e speranze tra un innamorato e la sua bella ne beneficia il re che, nel fare un passo avanti e dieci indietro, governa l’amore dei due.

Ieri, nella città degli innamorati, abbiamo assistito all’ennesimo capitolo di questo dramma nel quale si inserisce qualche cavaliere che, in un regno al suo tramonto, fa fatica a divenire principe.

Al di là dei soliti luoghi comuni spiattellati a destra e a manca sulle motivazioni da attribuire all’ennesima sconfitta stagionale, vi confesso che faccio davvero fatica a capire, visto che mister Viali aveva parlato di un assetto di squadra da consolidare, come mai abbia deciso di modificarlo per lo scontro diretto con il Venezia. Si dirà, era la terza partita in sette giorni doveva cambiare qualcosa, si ma cambia gli uomini non l’assetto tattico. Insomma vedere schierato Florenzi da mediano in un 4-4-2 è una di quelle cantonate che non possono essere permesse a nessuno anche a chi si era meritato i miei complimenti nella partita precedente.

Un modulo che ha portato fuori ruolo anche Brescianini, impiegato da esterno destro, lui che è notoriamente una mezz’ala e D’Urso esterno sinistro, in un ruolo in cui già l’aveva impiegato Dionigi e con pessimi risultati. Qualcun altro dirà, non sono gli schemi che contano, ma come si approccia alla partita. Bene, anzi male, il Cosenza ritengo abbia approcciato male alla partita proprio perché in campo si sono ritrovati calciatori non abituati a svolgere quel ruolo. Pensare che Florenzi possa arginare un centrocampo avversario fatto di giocatori di 190 cm e su un campo pesante come quello di Venezia è davvero difficile da ipotizzare, anche con una fervida fantasia.

Modulo nuovo ed interpreti fuori posto non hanno fatto altro che disorientare l’intera squadra che già non disponeva del suo regista, Calò, l’unico calciatore del Cosenza che riesce a dettare i tempi, così che anche la difesa ha perso i riferimenti necessari e La Vardera, all’esordio, ha perso il suo diretto avversario.

Fatta la frittata la squadra non è riuscita a reagire e, per quanto ne dica Viali, ha prodotto solo tanta confusione, compreso l’assalto finale con tutti gli attaccanti buttati alla rinfusa in campo giusto per poter dire ci abbiamo provato.

Ma non è così che si recuperano le partite, non siamo in serie C!,Non è il momento di fare esperimenti, ma di assestare una squadra debole, non solo tecnicamente e con poca esperienza, ma soprattutto caratterialmente. Ancora una volta non abbiamo mai impegnato il portiere avversario per quella che sta diventando una costante molto preoccupante oltre al fatto di regalare la prima frazione di gioco.

Sono rimasto, siamo rimasti delusi, da questo approccio allo scontro diretto di Venezia dopo le cose buone viste nella partita con il Brescia. Anche la squadra fa quindi un passetto avanti e dieci indietro. Se pertanto è vero che Viali non è messo nelle migliori condizioni per operare non è possibile nemmeno giustificare errori grossolani.

Il girone di ritorno è quasi finito e raggiungere i 22 punti diventa sempre più difficile, ormai bisognerebbe vincere con l’Ascoli in casa ed a Cagliari, quindi aspettiamoci un girone di ritorno di lacrime e sangue perché fare, al meglio, 25/26 punti non sarà cosa facile, soprattutto se pensiamo che anche le altre squadre si rinforzeranno a gennaio ed è molto probabile che il gap nei loro confronti rimarrà inalterato se non peggiorerà.

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Nato a S. Marco Argentano (Cs) il 27 settembre 1962, sociologo di professione e giornalista per passione. Laureato in Scienze Economiche e Sociali all’Università della Calabria con una tesi sui “Significati del Calcio, sport, società e tifosi, con particolare riferimento alla vicenda cosentina”. Ho iniziato la carriera giornalistica nel 1994 presso l’emittente TEN e poi a Cam Tele3. Lasciata l’attività per motivi legati alla professione di sociologo, pur continuando a seguire le vicende del Cosenza come per quasi tutta la mia vita, sono ritornato al giornalismo nel 2010 iniziando la collaborazione con il quotidiano Cosenza Sport ed in seguito con il Gazzellino della Calabria. Dal 2012 al 2016 cronista tecnico delle partite del Cosenza calcio per conto di Jonica Radio/Tv Sud e Lupindiretta. Nel 2013 ho collaborato anche con l’emittente televisiva RTI, con la testata on line News di Calabria e Magico Cosenza. Dal 2016 conduttore di Lupus in Forum su Mediaterronia Tv, emittente comunitaria della quale da gennaio 2017 ne sono diventato Direttore responsabile. Dal 2012 collaboro con il Corriere Sportivo di Calabria, dal 2019 come caporedattore.

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